L'armeria inglese 

di David B. Kopel 

Quando sono arrivato a Londra, m’aspettavo di trovare i diritti a possedere armi in una situazione davvero misera, giacché il vecchio diritto britannico a portare armi, un tempo robusto, era prossimo all’estinzione. Eppure vi sono segnali che il pubblico sta comprendendo il fallimento del proibizionismo sulle armi.

A dire il vero, le attuali condizioni dell’Inghilterra sono odiose. Un tiratore inglese di livello internazionale mi ha spiegato che non dice mai alla gente normale d’essere uno sportivo di quel settore, per paura della reazione. Oggi, i tiratori inglesi, come gli omosessuali in Oklahoma nel 1950, sono così intimiditi dall’ostilità della cultura circostante che devono stare attenti a non esporsi, se non ai membri conosciuti del loro gruppo.

Il governo britannico è più repressivo che mai nei confronti di quanti usano la forza per legittima difesa, e più accomodante che mai verso i criminali violenti. La notizia che due inglesi abbiano compiuto un atto terroristico a Israele non ha prodotto la richiesta del governo, o della stampa “importante”, di colpire gli esponenti religiosi che incitavano al terrorismo. Il tabloid Expressha assunto una linea più dura. I terroristi sono cresciuti in Inghilterra in un ambiente laico, anglofono, integrato, ma sono poi caduti sotto l’influenza degli odiosi esponenti religiosi, dunque il nesso tra incitamento al terrorismo e azioni terroristiche è abbastanza chiaro. I meriti delle libertà civili, di tollerare gli esponenti religiosi terroristi, sono ampiamente sorpassati dalla sostanziale perdita di libertà dei cittadini non terroristi che seguirebbe il quasi inevitabile avvento di bombe timbrate “jihad” in Gran Bretagna.

Anche i criminali non terroristi continuano a essere trattati coi guanti dal governo. Alcuni giovani, colpevoli d’aver ucciso in gruppo (senza armi) un ignoto straniero, sono stati condannati a qualcosa come 2-4 anni. La stessa settimana, riferisce l’Evening Standard(29 aprile 2003) “un giovane omicida che ha pugnalato un estraneo attraverso l’orecchio con un coltello da caccia” è stato condannato a sette anni di prigione. Intanto, il governo sta approvando un minimo obbligatorio di cinque anni per il porto illegale d’arma da fuoco. Quindi, il semplice fatto di portare un’arma è equiparato, in termini di pena, all’omicidio.

L’uso della forza contro il crimine sembra mettere il governo in gravi difficoltà. Un uomo d’affari che aveva colpito un paio di rapinatori con un mattone, è stato inquisito e definito “un incivile” dal governo (Daily Mail, 1 maggio 2003). Eppure la giuria ha assolto la vittima, poiché i giuristi inglesi hanno mantenuto il diritto di ritenere moralmente innocente colui che si è difeso pur violando, tecnicamente, la legge.

Un uomo coperto con una cappa e una maschera che partecipava a una festa in costume, è intervenuto per salvare un tale malmenato da una banda di delinquenti. Il portavoce della polizia locale era molto critico verso l’altruismo dell’uomo, poiché si suppone che solo la polizia dovrebbe affrontare i criminali (Daily Mail, 3 maggio 2003).

Un’ “amnistia” sulle armi è risultata nella consegna di circa 25.000 armi, ed è stata definita dal governo un grande trionfo. L’attivista per le libertà civili Stephen Robinson ha rilevato sul Telegraph: “La polizia è stata stranamente titubante a rivelare il numero delle armi ritirate all’interno delle città, alimentando il sospetto che molte di esse fossero cimeli di famiglia… Pare che molte siano state consegnate da anziani rispettosi della legge che temevano di venire criminalizzati in una società ove il possesso privato di armi sta lentamente diventando un reato”.

Le lobby a favore del proibizionismo sulle armi e i loro numerosi alleati nel governo e nei media, non paghe d’aver quasi distrutto le principali attività sportive legate al mondo armiero, stanno ora dirigendo l’attenzione verso le armi ad aria compressa e le repliche. Il ministro David Blunkett vuole vietarne il possesso pubblico, mentre il sindaco di Londra Ken Livingston sta spingendo per una proibizione totale delle repliche. Un insegnante è stato licenziato per aver lasciato portare una replica a scuola da uno studente, come parte d’una lezione di scienze.

In generale, la Gran Bretagna oggi soffre un tasso di crimine violento più alto degli Stati Uniti, ed è tornata alla propria condizione medievale d’essere uno dei luoghi più pericolosi del continente europeo. (Le leggi sulle armi degli altri paesi del continente sono in genere più repressive di quelle americane, ma più liberali di quelle inglesi). La lezione: più bandi contro le armi, più crimine violento.

Lo sterminio, nel 1997, della piccola minoranza di tiratori inglesi non ha direttamente aumentato il crimine, dacché la legge vigente non consentiva a un possessore legittimo di pistola (o di altra arma) di utilizzarla per l’autodifesa. Piuttosto, la confisca delle pistole del 1997 è stata la continuazione d’un trend iniziato negli anni ’50, che si è tradotto nella distruzione della cultura delle armi tra gli onesti, e nella soppressione di ogni forma di uso della forza contro i criminali esterno al governo. Come risultato, la violenza criminale e la cultura criminale delle armi sono 50 volte più pressanti di quanto lo fossero al principio del ventesimo secolo, quando non v’erano leggi contro le armi e nessuna legge inibiva l’uso ragionevole della forza contro i criminali violenti.

Ciò nondimeno, vi sono segnali che il pubblico si stia alla fine rendendo conto che il movimento per la proibizione delle armi può spandere odio e repressione, ma certo ben poca sicurezza pubblica. Il bando delle pistole del 1997 è percepito da molti come un fallimento, visto che il crimine armato da allora è cresciuto in misura sostanziale.

Un sondaggio pubblicato il 29 aprile 2003 sul Birmingham Postha mostrato che il 68% degl’inglesi ritiene che i cittadini dovrebbero avere il diritto di sparare ai rapinatori o ad altri criminali. Il 22% ha detto che porterebbe una pistola per difesa personale, se la legge lo consentisse. Solo il 7% dei londinesi eserciterebbe quella scelta, contro il 55% degli abitanti dello Yorkshire.

Sebbene molti si rendano conto del fallimento del controllo delle armi, questo non significa ch’essi siano contro le licenze, la registrazione e i controlli. Ma significa che gl’inglesi stanno cominciando a capire che una nazione senza armi legali è una nazione alla mercé delle bande e dei criminali.

Peter Hitchens ha appena pubblicato un eccezionale libro, A Brief History of Crime: The Decline of Order, Justice, and Liberty in England. Editorialista del Sunday Mail, Hitchens afferma che i governi britannici hanno contribuito al tremendo aumento del crimine negli ultimi decenni rifiutandosi di punire severamente i delinquenti, e trovando per loro delle giustificazioni. Quando il crimine ha alzato la cresta, il governo ha risposta colpendo la popolazione onesta e le libertà civili. Il diritto a non parlare è stato abolito, il diritto a una giuria è stato ristretto, le telecamere di sorveglianza sono pervasive, e le intercettazioni di conversazioni telefoniche ed e-mail sono schizzate alle stelle. Hitchens dedica un capitolo al fallimento della campagna contro le armi, spiegando come la privazione dei mezzi per esercitare l’autodifesa causi più crimine.

Naturalmente, la strada da fare perché il pubblico si renda conto del problema e il governo abroghi le politiche che lo hanno determinato è ancora lunga. Ma gl’inglesi sembrano sul punto di tentare i primi passi nella direzione giusta, e questo è un cambiamento importante da un decennio a questa parte.

 

National Review Online, 14 maggio 2003

http://www.nationalreview.com/kopel/kopel051403.asp


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