Un mondo senz'armi

di David B. Kopel, Paul Gallant e Joanne Eisen

"Imagine a world without guns" è un adesivo che ha cominciato a circolare dopo l'omicidio dell'ex Beatle John Lennon, il 18 dicembre 1980. Nel 2000, la vedova di Lennon, Yoko Ono, ha aderito a quell'idea annunciando che sarebbe divenuta una rappresentante di Handgun Control, Inc. (che più tardi ha mutato il proprio nome in Brady Campaign to Prevent Gun Violence, e che prima si chiamava National Council to Control Handguns).

Proviamo allora ad immaginare come sarebbe un mondo senz'armi. Non è difficile da fare. Ma attenzione: non è una bella immagine.

La via per costruire un mondo senz'armi, di cui i gruppi proibizionisti ci parlano, è approvare leggi che le bandiscano. Possiamo cominciare immaginando l'emanazione di quei provvedimenti che aboliscono il possesso di armi eccezion fatta per il governo.

E' improbabile che i bandi locali funzioneranno. Prendete, per esempio, la Sullivan Law di New York del 1911, che imponeva alla città un sistema di permessi eccessivamente restrittivo. Negli ultimi decenni, gli abusi amministrativi hanno trasformato il sistema di permessi in una sorta di proibizione, tranne per alcune persone tenaci che sfidano un sistema deliberatamente avverso.

Le leggi riguardano perlopiù coloro che le rispettano. E quando c'è un bisogno irrinunciabile - e qualche soldo da fare - c'è sempre un modo d'aggirare la legge. Entrare nel mercato nero, che prospera sempre più florido man mano che restrizioni e proibizioni crescono. Negli spot televisivi diffusi lo scorso agosto, il candidato sindaco repubblicano (più o meno) Mike Bloomberg ha informato gli elettori che "nel 1993 c'erano 2 milioni di armi illegali nelle strade". Si sottintendeva che tutte quelle armi fossero nelle mani dei criminali, e la conseguenza era che la confisca delle armi avrebbe reso la città più sicura. Quel che Bloomberg non ha mai spiegato è come pensava di sconfiggere il mercato nero.

Dunque immaginiamo, al contrario, un bando nazionale delle armi, o forse addirittura un bando mondiale.

Partiamo da questo. L'eroina e la cocaina sono illegali negli Stati Uniti, e nel resto del mondo, da quasi un secolo. Per sopprimere la loro produzione, vendita e uso vengono spese ingenti risorse, e molte persone sono state sacrificate nel fuoco incrociato della "guerra alla droga". Eppure l'eroina e la cocaina sono a portata di mano nelle strade di quasi tutte le grandi città americane, e a prezzi che oggi sono più bassi degli scorsi decenni.

Forse una proibizione globale non basta. Forse bisognerebbe imporre la pena più dura per chi la violi: l'ergastolo per possesso di armi, o addirittura per possesso d'una singola pallottola. (Non diciamo la pena di morte, perché Yoko e i suoi sono contrari).

A dire il vero, il Gun Court Act giamaicano del 1974 prevedeva proprio tale pena, e anche quello non era abbastanza. Il 18 agosto 2001, il giamaicano Melville Cooke osservò che, oggi, "gli unici che [in questo paese] non hanno armi, sono quelli che non le vogliono". Il crimine violento in Giamaica ha raggiunto vette mai sperimentate precedentemente, banditi e poliziotti dal grilletto facile commettono omicidi impunemente, e solo gli onesti sono disarmati.

Ciò nonostante, il governo della Giamaica vuole globalizzare le sue politiche fallimentari. Nel luglio 2001, Burchell Whiteman, il ministro giamaicano dell'istruzione, gioventù e cultura, ha preso la parola alla Conferenza sul disarmo delle Nazioni Unite e ha chiesto "l'adozione di misure che limitino la produzione di armi ai livelli che soddisfano le esigenze della difesa e della sicurezza nazionale".

E finché si permetterà ai governi di possedere armi, vi saranno fabbriche da cui rubare armi. Alcune di esse potrebbero avere adeguate misure di sicurezza contro il furto, anche da parte dei dipendenti. Ma in un mondo con circa 200 nazioni, la maggior parte delle quali governate da cleptocrazie, è davvero ingenuo pensare che alcune di queste fabbriche "per il solo governo" non diverranno fornitrici del mercato nero. In alternativa, poliziotti o soldati corrotti potrebbero fornire armi al mercato nero.

Faremmo meglio a rivedere la nostra strategia. Invece d'invocare leggi (che non possono, neppure in sogno, creare un mondo senz'armi), siamo più ambiziosi, e immaginiamo che tutte le armi svaniscano. Anche quelle in mano agli agenti del governo. E chiudiamo tutte le fabbriche di armi. Quello metterebbe finalmente alle strette il mercato nero.

Voilà! Pace istantanea!

Torniamo alla lavagna

Anche in quel caso… non è difficile realizzare un'arma da fuoco funzionante. Come J. David Truby sottolinea nel suo libro Zips, Pipes, and Pens: Arsenal of Improvised Weapons, "oggi, tutti i progetti improvvisati/modificati [di armi da fuoco] sono a portata di mano del cittadino privo di abilità meccaniche che non abbia accesso alle armi in altro modo".

Nell'articolo "Gun-Making as a Cottage Industry", Charles Chandler osserva che gli americani "hanno la fama di grandi cultori di hobby e fai da te, di saper fare di tutto, dai modellini di navi ai lavoretti di casa". L'unico settore in cui non sono stati particolarmente attivi è quello della costruzione di armi. E la ragione, spiega Chandler, è solo che "in genere armi ben progettate e ben realizzate sono disponibili sul mercato".

Un bando totale delle armi, o un sistema di leggi talmente restrittivo da produrre pressoché i medesimi effetti, darebbe luogo a un autentico incentivo perché la manifattura di armi diventi un' "industria domestica".

Sta già accadendo in Gran Bretagna, come conseguenza del bando totale al possesso civile di pistole imposto dal Firearms Act del 1997. Non solo oggi i britannici sono soffocati dalle armi importate illegalmente, ma sono pure sorte fabbriche clandestine.

La polizia inglese è già a conoscenza di alcune di esse. Gli agenti del Metropolitan Police Serious Crime Group South di Scotland Yard hanno recentemente recuperato 12 repliche di pistole convertite in modelli funzionanti. Un meccanico londinese ha fatto da copertura per la nuova fabbrica illegale di armi. La polizia ha anche scovato alcuni intraprendenti fabbricanti di armi che trasformavano in armi da fuoco funzionanti dei cacciaviti, e producevano armi camuffate da portachiavi.

In breve, chiudere gli stabilimenti della Winchester - e di tutti gli altri - non segnerà il tramonto del mercato delle armi.

Prendete il caso di Bougainville, la più grande delle isole Solomon, nel Pacifico meridionale. Bougainville è stata teatro d'un sanguinoso e decennale confronto tra i secessionisti e il governo dominatore della Papua Nuova Guinea, aiutato e incoraggiato dall'Australia. E' il conflitto più lungo, nell'area del Pacifico, dalla fine della Seconda guerra mondiale, e ha causato la morte di 15-20 mila persone.

Durante le ostilità, che hanno contemplato addirittura un embargo militare dell'isola, uno degli obiettivi era quello di tagliare all'esercito rivoluzionario di Bougainville (ERB) i rifornimenti di armi. La tattica non ha funzionato: semplicemente, l'ERB ha imparato a costruire armi impiegando materiali e munizioni abbandonati nel corso della guerra.

In realtà, alla Conferenza regionale dell'Asia e del Pacifico sul disarmo, tenuta dall'Onu nella primavera del 2001, è stato tranquillamente ammesso che l'ERB, nel giro di dieci anni dalla sua formazione, era riuscito a realizzare una copia del fucile automatico M16 e altre mitragliatrici. (Questo solleva una domanda sul vero obiettivo della Conferenza sul commercio di armi leggere in tutti i suoi aspetti, tenuto dall'Onu alcuni mesi dopo: i dirigenti dell'Onu non possono essere così ingenui da non rendersi conto delle implicazioni di un disarmo mondiale, dopo aver assistito i successi dell'Esercito rivoluzionario di Bougainville).

Se la sola isola di Bougainville può produrre le sue armi, le Filippine hanno da tempo un'industria armiera casalinga - nonostante le severissime leggi imposte dalla dittatura di Marcos e qualche altro regime.

Sembra che dovremo rivedere nuovamente il nostro sogno a occhi aperti.

D'accordo. Per decisione di Kopel, Gallant e Eisen non solo tutte le armi, dalla prima all'ultima, svaniscono istantaneamente, ma nessuno sarà più in grado di realizzarne di nuove.

L'ultima parte è un po' complicata. Le carrozzerie, il fai da te, i rivoluzionari - chiunque abbia una minima abilità meccanica - può realizzare un'arma con qualcosa. Questo ci porta sulla stessa strada del proibizionismo sulla droga: nel momento in cui le prime leggi anti-droga si sono rivelate inapplicabili, sono state aggiunte altre misure per proibire il possesso di oggetti che potrebbero essere usati per fabbricare droga. Perfino un acquisto sospetto al negozio di giardinaggio può procurare una visita con "ingresso dinamico" da parte delle squadre speciali locali.

Ma le leggi contro gli oggetti utili a realizzare armi dovrebbero essere ancora più ampie delle leggi contro il possesso di oggetti collegati alla droga, perché sono innumerevoli gli strumenti che possono essere usati per costruire un'arma. Quello che in pratica dovremmo fare è controllare attentamente ogni passo nel processo di realizzazione delle armi. Questo implica la registrazione di tutte le macchine, e l'istituzione d'una licenza per gli idraulici (come accade oggi per i farmacisti), i meccanici, e tutti gli artigiani col cacciavite. E dovremmo imprimere un numero di serie sui tubi (potenziali canne di pistola) in ogni camera da bagno e automobile - e dovunque si trovi un tubo - e inserire tutti questi numeri in un registro federale.

Oggi, le lobby anti-armi che affermano di non voler bandire tutte le armi, sostengono che la registrazione delle singole armi e l'autorizzazione a ogni possessore è essenziale al fine di impedire che le armi cadano nelle mani sbagliate. Se questo è vero, è difficile argomentare che l'autorizzazione e la registrazione degli oggetti necessari a fabbricare armi non sia essenziale a prevenire la produzione illecita di armi.

Quindi, dovremmo controllare ogni stadio del processo di fabbricazione. Tutto ciò costerebbe molto caro. Anche un tasso di violazione della legge dell'1% lascerebbe nelle mani del mercato nero un'immensa quantità di materiali.

Per garantire la totale conformità alla legge, è ben difficile immaginare che la maggior parte delle difese costituzionali resteranno in vigore. La mente vacilla all'idea delle leggi sulle perquisizioni e i sequestri necessarie ad assicurarsi che certe persone non abbiano tubi metallici o cacciaviti illegali!

Per esempio, solo per attuare un bando sulle armi vere (non sui loro componenti), il governo giamaicano ha dovuto abrogare molti controlli che la common lawimponeva sulle perquisizioni, e molte garanzie del giusto processo. Noi dovremmo buttare via la Costituzione allo scopo di prevenire la formazione d'un mercato nero dei componenti delle armi. Eppure, come dice la lobby contro le armi, se serve a salvare anche solo una vita, ne vale la pena.

Ma che fare se, nonostante queste misure estreme, il mercato nero funzionasse - come fa quasi sempre, quando c'è una domanda sufficiente?

E' l'ora di rivedere seriamente la nostra strategia per un mondo senz'armi. Forse possiamo prendere una scorciatoia.

Benissimo. Questa volta stiamo per fare una proposta davvero radicale, senza se e senza ma, facciamo un triplo salto mortale nella scienza e andiamo dove nessun uomo si è mai spinto prima. Qualcuno potrà sorridere, ma può funzionare laddove tutte le altre strategie sono fallite.

Noi, Kopel, Gallant ed Eisen, col presente scritto immaginiamo che, d'ora in avanti, le leggi chimiche della combustione siano abrogate. Noi qui immaginiamo che la polvere nera - e tutti i composti analoghi - non siano più in grado di bruciare e sprigionare i gas necessari a sparare il proiettile.

Pace subito.

Alla fine, e per la prima volta, un mondo senz'armi è davvero a portata di mano - ed è l'ora di vedere ciò che l'uomo ha creato. E per farlo, tutto ciò che serve è dare un'occhiata al mondo in cui vivevano i nostri antenati.

Dire che la vita nel mondo prima della polvere nera era violenta sarebbe un eufemismo. I viaggi, specie quelli lunghi, erano resi ardui dalla presenza di assassini, ladri e altri criminali. La maggior parte delle donne non poteva difendersi dallo stupro, se non garantendo a un solo uomo prestazioni sessuali illimitate in cambio di protezione.

All'epoca, le armi dipendevano dalla forza fisica. I progressi nelle armi esaltarono in primo luogo l'effetto della potenza muscolare. Più si era forti, maggiori erano le prospettive di combattere vittoriosamente da vicino con un'arma da taglio (come una spada o un coltello), o da lontano con un arco o un giavellotto (entrambi richiedono forti braccia). La superba abilità di queste armi "vecchio stile" di infliggere ferite agli innocenti è dimostrata graficamente dall'agonia dell'ex bidello Mamoru Takuma, ad Osaka, in Giappone, senz'armi, l'8 giugno 2001.

Quando c'è di mezzo la forza fisica, di solito gli uomini giovani battono le donne, i bambini e i vecchi. Erano i guerrieri a dominare la società nell'Europa feudale senz'armi da fuoco, e un uomo debole doveva generalmente rassegnarsi a una vita di fatica e obbedienza in cambio di un posto entro le mura del castello, che tenevano lontani i malintenzionati.

E che dire delle donne? Secondo l'abitudine dello jus primae noctis, un signore aveva il diritto di dormire con la moglie d'un servo la prima notte di matrimonio - un prezzo che il servo doveva pagare - in cambio della promessa di sicurezza (non vi dice nulla?). Non di rado, questo accordo non s'esauriva con la prima nozze, in quanto il signore aveva il potere materiale di prendersi ogni donna, in qualunque momento. A prescindere dal fatto che lo jus primae noctisveniva osservato in una regione, gli uomini ricchi e forti avevano ben poco, oltre la propria coscienza, che li potesse trattenere dall'avere una donna che non godeva della protezione d'un altro uomo ricco e forte.

Ma c'è un altro problema che accompagna la nostra idea di sbarazzarci della polvere da sparo: eliminiamo le armi da fuoco, ma non le armi. Con l'avvento delle armi a fiato circa 40 mila anni fa, l'uomo scoprì l'efficacia d'un tubo per comprimere l'aria e lanciare un proiettile, rendendo la comparsa delle armi ad aria compressa inevitabile. Quindi, polvere nera o no, tutto quello che dobbiamo fare è trovare un modo per lanciare qualcosa da un tubo.

Le armi ad aria complessa risalgono all'inizio del diciassettesimo secolo. E non stiamo parlando di armi come il fucile automatico a 200 colpi Daisy Red Ryder BB desiderato ardentemente da Ralphie nel classico del 1984 di Jean Shepard A Christmas Story ("No, Ralphie, non puoi avere un fucile BB, ti caveresti un occhio").

No, stiamo parlando di cose davvero letali, di un tipo di arma priva di polvere da sparo che può scagliare un proiettile di 7,4 once (1 oncia è pari a circa 28 grammi) alla velocità iniziale di 1.082 piedi libbra. Mettetelo a confronto coi 500 piedi libbra di una normale .357 Magnum. Velocità ben più elevate possono essere ottenute usando gas quali l'idrogeno o l'elio, che creano una maggiore pressione dell'aria.

Prima della comparsa dei proiettili moderni, le armi ad aria compressa venivano prese sul serio. Infatti, trecento anni fa esse erano considerate fra i fucili più potenti e temuti. Sebbene il maggiore ostacolo fossero i costi e la difficoltà della fabbricazione, essere erano più affidabili e potevano sparare più rapidamente delle armi da fuoco contemporanee. Un fucile calibro 31 fu portato e impiegato con successo da Lewis e Clark nel corso della loro storica spedizione. [Si veda Robert D. Beeman, "Proceeding On to the Lewis & Clark Airgun," Airgun Revue6 (2000): 13-33.] Le armi ad aria compressa, poi, vennero utilizzate in missioni militari più di 200 anni fa.

Oggi, armi ad aria compressa completamente automatiche, sul modello dell'M16, sono una realtà. E' solo in virtù dei costi maggiori rispetto alla polvere da sparo, e alla maggior convenienza concessa da quest'ultima, che l'aria compressa non è mai stata spinta ai limiti letali.

Anche altri sistemi senza polvere nera hanno attirato l'attenzione dell'uomo. Il ventesimo secolo è il più sanguinario della storia umana. Per quanto le armi da fuoco siano state usate per uccidere (per esempio, con le mitragliatrici disposte in modo da creare muri di fuoco tra le trincee durante la Prima guerra mondiale), furono a malapena essenziali. Di gran lunga, il più grande numero di omicidi deliberati si è verificato durante i genocidi e i democidi perpetrati dai governi contro popolazioni disarmate. Gli strumenti di morte spaziavano dal gas Zyklon B ai machete giù giù fino alla carestia.

Immagina che non vi siano artigli.

Immaginare un mondo senza armi significa immaginare un mondo in cui il forte domina sul debole, gli uomini sulle donne, le maggioranze sulle minoranze. In pratica, un'arma da fuoco è l'unico strumento che consente a una persona più debole di difendersi da un gruppo di aggressori più forti, e di farlo a distanza. Come ha osservato George Orwell, un'arma come un fucile "dona gli artigli al debole".

La mancanza d'immaginazione tra le persone che sognano un mondo senz'armi è dovuta alla loro ingenua ipotesi che sbarazzandoci degli artigli, ci sbarazzeremo del desiderio di dominare e uccidere. Essi non ammettono l'indubitabile fatto che quando i deboli vengono privati degli artigli (o delle armi da fuoco), i forti disporranno di altre armi, se non altro la mera forza fisica. Un mondo senz'armi sarebbe molto più pericoloso per le donne, e molto più tranquillo per i bruti e i tiranni.

L'unica società della storia che ha avuto successo nel rinunciare alle armi è stato il Giappone del diciassettesimo secolo, come mostra l'ottimo libro di Noel Perrin, Giving Up the Gun: Japan's Reversion to the Sword 1543-1879. Il Giappone, un'isola appartata con una dittatura totalitaria, è riuscito a sbarzzarsi delle armi.

Lo storico Stephen Turnbull riassume il risultato: "Le risorse [del dittatore] Hidéyoshi erano tali che l'ordine venne eseguito alla lettera. La crescente mobilità sociale dei contadini venne così improvvisamente rovesciata. Gli ikki, i guerrieri-monaci, erano diventati figure del passato… Hidéyoshi aveva privato i contadini delle loro armi. Iéyasu [il dominatore successivo] cominciò ora a privarli dell'autostima. Se un contadino offendeva un samurai poteva essere tagliato in due dalla spada del samurai" (The Samurai: A Military History, New York, Macmillan, 1977).

Avendo affermato l'inferiorità dei contadini per mezzo del disarmo civile, i samurai godevano del kiri-sute gomen, la licenza d'uccidere e andarsene. Ogni membro delle classe inferiori che si dimostrasse irrispettoso poteva essere giustiziato dalla spada di un samurai.

Le leggi giapponesi sul disarmo aiutarono a concepire la cultura della sottomissione all'autorità che agevolò il dominio del Giappone da parte di una dittatura militare imperialistica negli anni '30, che condusse la nazione in una disastrosa guerra mondiale.

In breve, l'unico paese che creò una società veramente disaramata, creò invero una società di dura oppressione di classe, in cui i forti dei ceti superiori uccidevano impunemente i membri dei ceti inferiori. Quando un governo razzista, militarista e imperialista prese il potere, non c'era alcun modo d'opporre resistenza. Il mondo senz'armi del Giappone si rivelò l'opposto dell'utopia dolce ed ugualitaria della canzone di John Lennon, "Imagine".

Invece d'immaginare un mondo senza una certa tecnologia, perché non immaginiamo un mondo in cui il cuore umano s'intenerisce, e la gente tratta il prossimo con rispetto? Questo fa parte della visione di molte grandi religioni. Sebbene ci resti molta strada da fare, non v'è dubbio che centinaia di milioni di vite siano migliorate perché la gente ha creduto a quel che queste religioni insegnano.

Se un mondo davvero pacifico è possibile - o anche impossibile, ma vale la pena sforzarsi per ottenerlo - non si può ottenere nulla dal futile tentativo di eliminare tutte le armi. Un risultato migliore può giungere dal cambiamento dei cuori umani, uno per volta.

 

National Review Online, 5 dicembre 2001

http://www.nationalreview.com/kopel/kopel120501.shtml


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